CAPITOLO 05 DI 15
5. Diversificare non è collezionare strumenti
5. Diversificare non è collezionare strumenti
CAPITOLO 5
Diversificare non è collezionare strumenti
Diversificare significa distribuire le fonti di rischio, non aumentare il numero di righe in portafoglio.
Possedere dieci strumenti che investono quasi tutti nelle stesse società non offre necessariamente una
protezione molto diversa dal possederne uno solo. La domanda è: quali rischi sto davvero aggiungendo o
riducendo?
Esistono più dimensioni della diversificazione: aree geografiche, settori, valute, tipologie di attività, durata
delle obbligazioni e qualità degli emittenti. Anche la diversificazione ha limiti: durante una crisi, attività
normalmente poco correlate possono muoversi nella stessa direzione. Le correlazioni cambiano, talvolta
proprio quando ne avremmo più bisogno.
Pensiamo a un portafoglio molto esposto alla tecnologia statunitense. Se acquistiamo un altro ETF che
contiene gli stessi grandi gruppi, possiamo avere l’impressione di ampliare la scelta senza modificare
sostanzialmente il rischio. Se invece aggiungiamo una componente realmente diversa, possiamo ridurre la
dipendenza da un unico motore di rendimento, pur rinunciando in alcuni periodi a parte della crescita del
settore migliore.
La diversificazione richiede accettare che qualcosa del nostro portafoglio sembrerà quasi sempre
deludente. È una conseguenza naturale: se tutte le componenti fossero contemporaneamente le migliori,
probabilmente non staremmo distribuendo rischi differenti. Il suo scopo non è vincere ogni classifica
annuale, ma evitare che un singolo scenario decida tutto.
Non è una garanzia di capitale. Un portafoglio ben diversificato può comunque perdere valore. È però un
modo per non subordinare ogni risultato a una previsione specifica.
Cosa possiamo fare, concretamente?
Per ogni strumento posseduto, annota quale funzione svolge e quali rischi introduce. Se non riesci a
distinguere la funzione di due posizioni, verifica se si sovrappongono.
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